Siamo ancora capaci di stupirci? | Newsletter n. 8 "Musica Maestra!"

Qualche sera fa, al termine di Clorophylla Suite, mi sono resa conto che il ricordo più forte della serata non era una nota, un applauso, un passaggio difficile portato a casa. Era lo stupore. Quello dei ragazzi dell'orchestra. Il mio. Quello di Danilo Rossi. Quello del pubblico.

Per qualche istante siamo tornati tutti bambini.

L'idea del progetto era già affascinante di per sé: eseguire in prima assoluta una partitura originale di Fabrizio Sirotti, compositore e ricercatore che da anni esplora un confine sottile tra musica e natura, cercando di rendere udibili gli impulsi sonori che attraversano le piante.
Per capire davvero cosa stavamo per fare, ho iniziato a leggere i libri di Stefano Mancuso. Pensavo di studiare un argomento nuovo. È successo qualcosa di più bello: ho iniziato a guardare gli alberi, le piante, il mondo naturale, con occhi diversi. Ci sono libri che ti insegnano qualcosa. E poi ci sono esperienze che ti cambiano il modo di osservare il mondo.
Questa è stata la seconda cosa.

Il suono che non sapevamo ascoltare

Durante le prove è successo qualcosa che difficilmente dimenticherò. A un certo punto abbiamo iniziato ad ascoltare il suono della salvia, del rosmarino, dell'incenso, della felce. Eravamo tutti estasiati — e non per la tecnologia che rendeva possibile tutto questo, ma per il modo in cui Fabrizio si avvicinava alle piante. Con una delicatezza quasi commovente. Non sembrava volerle *usare* per fare musica. Sembrava invitarle a partecipare.
Per qualche minuto il confine tra uomo e natura si è come dissolto. Non stavamo ascoltando un concerto sulle piante. Stavamo vivendo un concerto *con* le piante.

Imparare ad aspettare

Anche l'orchestra, in questo, ha affrontato la sua sfida. La partitura era complessa: linguaggi nuovi, passaggi difficili, lunghi momenti di attesa. E quest'anno il nostro ensemble sta vivendo il suo primo vero cambio generazionale — sono entrati bambini piccolissimi, alle prime esperienze orchestrali.
Confesso che avevo un timore. Come avrebbero vissuto quei silenzi? Quelle pause, quei momenti in cui non si suona ma bisogna restare comunque, completamente, presenti?
Ecco: in quelle pause entravano le piante. Nei primi giorni di prove, quei suoni non li sentivamo ancora — dovevamo imparare ad aspettarli. E forse è stata proprio questa la lezione più bella. I ragazzi non si sono annoiati. Hanno imparato che fare musica non significa solo produrre suoni. Significa ascoltare. Aspettare. Lasciare spazio. Accorgersi che anche ciò che sembra silenzio, in realtà, è pieno di vita.

Un palco, un luogo, una sera

Suonare accanto a Danilo Rossi ha reso tutto ancora più emozionante. Per i ragazzi, l'occasione di condividere il palco con un musicista straordinario. Per me, la gioia di vedere un grande artista mettersi al servizio di un progetto così fuori dagli schemi, con la curiosità e l'umiltà di chi non ha mai smesso di cercare.
E poi c'era il luogo: la Rocca di Caterina, immersa nel verde. Fino all'ultimo abbiamo guardato il cielo, temendo la pioggia. Poi, quasi come se anche la natura avesse deciso di partecipare al concerto, tutto si è svolto in un'atmosfera perfetta.

Siamo ancora capaci di stupirci?

Ripensando a quella serata, mi porto a casa una domanda che va ben oltre la musica.

Viviamo in un tempo in cui tutto deve essere immediato, spiegato, catalogato. Abbiamo informazioni su qualsiasi cosa, ma sempre meno occasioni per fermarci davanti a ciò che non comprendiamo del tutto.

Eppure è proprio lo stupore a metterci in cammino. È lo stupore che ci fa aprire un libro, fare una domanda, ascoltare davvero una persona. Che ci fa guardare una pianta senza ridurla a semplice sfondo del paesaggio.

Forse la musica autentica non serve solo a emozionarci. Serve a ricordarci che il mondo è molto più ricco di quanto riusciamo a vedere — e che, ogni tanto, vale la pena rallentare abbastanza da ascoltare anche ciò che non fa rumore.

Perché è proprio lì, nel silenzio, nell'attesa e nella meraviglia, che iniziamo davvero a imparare.



- -

Musica Maestra!

Piccole storie vere su quello che la musica insegna alla vita.

Sono Ilaria Mazzotti, fondatrice di Accademia InArte, musicista, educatrice e progettista culturale. Da quasi trent’anni dirigo scuole di musica e orchestre di bambini e ragazzi. Ogni settimana condivido una piccola storia vera su ciò che la musica mi ha insegnato.

Se vuoi vedere gli altri contenuti che pubblico, seguimi su LinkedIn. Per approfondire le tue conoscenze sulla musica e il suo potere, visita il sito InArteonline.com Ti hanno inoltrato “Musica Maestra!”, se invece non vuoi più ricevere la mia newsletter, cancellati senza paura!