La musica non comincia con una nota.
Comincia con un silenzio.
E con il primo respiro che lo attraversa.
IL SILENZIO PRIMA DELLA MUSICA.
C’è un momento, poco prima che inizi un concerto, che mi colpisce sempre. Non è ancora musica, ma non è neanche il normale silenzio della sala. È qualcosa di diverso.
Gli strumenti hanno smesso di accordarsi, il pubblico lentamente abbassa la voce, il direttore alza la bacchetta.
In quei pochi secondi succede qualcosa di curioso: tutta la sala entra nello stesso stato di attenzione. È come se centinaia di persone, improvvisamente, condividessero lo stesso respiro.
Quel silenzio non è vuoto. È lo spazio che prepara la musica.
Molti musicisti lo sanno bene: la concentrazione nasce proprio lì, nei secondi che precedono il primo suono. Ed è anche un momento fisico, quasi corporeo.
A volte, soprattutto quando si è alle prime armi, per la tensione il musicista trattiene il respiro. È una reazione naturale: l’emozione blocca per un attimo il corpo. Poi, con il tempo e l’esperienza, si impara qualcosa di fondamentale. Si impara che proprio in quel silenzio c’è lo spazio per preparare il primo respiro, quello che arriva un istante prima dell’attacco della musica.
Perché la musica, prima ancora di essere suono, è respiro.
In quel momento tutti sono presenti: chi suona e chi ascolta.
Il compositore Cristian Carrara ha scritto una cosa molto bella a questo proposito:
“Il silenzio è ciò che rende possibile l’ascolto, perché crea lo spazio in cui la musica può arrivare davvero dentro di noi.”
Questa dinamica si vede con grande chiarezza anche nei bambini. Durante le prove dell’orchestra o del coro, all’inizio regna spesso il movimento: parlano, ridono, si muovono. Poi, quando stanno per iniziare a suonare, succede qualcosa di sorprendente. Il silenzio arriva da solo. Non serve richiamarlo. Nasce spontaneamente dall’emozione, dall’attesa e dal desiderio di suonare bene insieme. È un silenzio naturale, non imposto. È un silenzio condiviso.
Il compositore John Cage dedicò gran parte della sua ricerca proprio al silenzio. Con il celebre brano 4’33’’ mostrò che, anche quando i musicisti non suonano, il silenzio non è mai davvero vuoto: si sentono respiri, piccoli scricchiolii, i suoni della sala.
Per Cage il punto era molto semplice: il silenzio non è assenza. È ascolto.
Lo disse con una frase bellissima:
“Il silenzio non è un fatto acustico. È un cambiamento della mente, un modo diverso di guardare.”
Forse è per questo che la musica inizia sempre dal silenzio. Prima di ogni concerto esiste quel momento sospeso che dura pochi secondi, ma che contiene già tutto: l’emozione, la concentrazione, la promessa di ciò che sta per accadere.
È il momento in cui la musica respira, insieme ai musicisti.
E tu lo hai mai sentito quel momento?
Quel silenzio speciale prima che inizi qualcosa di importante?
A teatro, in una chiesa, o magari nella vita.
Se ti va, raccontamelo scrivendomi a: direzione.inarte@gmail.com
Immagine: Simone Cantarini Detto Pesarese, Il silenzio (o la Prudenza), giovane con ramo di pesco, 1640-1648, olio su tela, Palazzo Rossi Poggi Marsili, Bologna
In questo tempo di grande incertezza mi piace concludere l'articolo della mia Newsletter con una considerazione sulla pace ispirata al tema che ho trattato. E' il mio modo per rimanere focalizzata su ciò che sento corretto per me e per le persone che amo, ovvero sulla pace.
E forse anche la pace nasce nello stesso modo. Quando troviamo la capacità di fermarci, di fare spazio dentro di noi — tra pensieri, convinzioni e risentimenti — e permettiamo al silenzio di creare lo spazio per vedere davvero l’altro. Proprio come accade prima della prima nota.
Perché a volte la pace inizia così: da un respiro che nasce nel silenzio.
Musica Maestra!
Piccole storie vere su quello che la musica insegna alla vita.
Sono Ilaria Mazzotti, fondatrice di Accademia InArte, musicista, educatrice e progettista culturale. Da quasi trent’anni dirigo scuole di musica e orchestre di bambini e ragazzi. Ogni settimana condivido una piccola storia vera su ciò che la musica mi ha insegnato.
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