Da settembre 2026, in provincia di Bolzano, un genitore che ignora sistematicamente i colloqui con gli insegnanti rischia una sanzione amministrativa tra i 50 e i 150 euro. La norma è contenuta nella legge provinciale n. 6 del 23 giugno 2026, la cosiddetta "Omnibus Scuola", che riscrive un articolo di una legge del 2008 e stabilisce che chi iscrive un figlio a scuola non si limita a garantirne la frequenza:
deve anche fornire il materiale didattico e collaborare attivamente con l'istituto.
Cosa fa scattare la multa? Non un'assenza isolata. Il provvedimento guarda al comportamento complessivo della famiglia, alla continuità delle assenze e ai tentativi già fatti dalla scuola per ottenere collaborazione, e riguarda in particolare l'infanzia e il primo ciclo, quindi elementari e medie. A vigilare, e a far scattare la sanzione se necessario, saranno i dirigenti scolastici.
Non tutti l'hanno accolta allo stesso modo. La Consulta provinciale dei genitori ha espresso perplessità, temendo un'applicazione disomogenea legata alla discrezionalità dei singoli dirigenti. E proprio in questi giorni, un colpo di scena:
l'assessore alla Scuola per il settore di lingua italiana ha scelto di non firmare il regolamento attuativo, il documento che avrebbe reso operative le multe.
Il risultato è che, dal prossimo anno scolastico, le sanzioni non verranno applicate nelle scuole in lingua italiana della provincia, mentre restano scritte nella legge. Una norma che esiste, ma che — almeno in una parte del territorio — per ora non verrà usata.
Un dettaglio che meriterebbe una riflessione a parte: la legge è stata votata, discussa, raccontata su tutti i giornali. E poi, silenziosamente, qualcuno ha deciso di non applicarla.
Come se anche chi doveva metterla in pratica avesse sentito il bisogno di fermarsi un momento prima di trasformarla in realtà.
Proviamo a entrare nei panni dei diversi “attori” di questa vicenda.
Non per scegliere chi ha ragione. Per capire da dove parla ciascuno.
I genitori.
C'è la madre che lavora su due turni e non riesce a prendere un permesso per un colloquio pomeridiano. C'è il padre che, semplicemente, non è mai stato abituato a pensare alla scuola come a un luogo che lo riguarda personalmente. C'è chi è sommerso da difficoltà più urgenti — economiche, familiari, di salute — e per cui un colloquio scolastico finisce, inevitabilmente, in fondo alla lista. C'è anche chi evita, perché tornare a scuola da adulto riattiva un disagio mai risolto con l'istituzione stessa. La multa, per loro, arriva come un'etichetta prima ancora che come un obbligo: negligenti.
Gli insegnanti e i dirigenti.
C'è chi ha passato anni a scrivere convocazioni rimaste senza risposta, a organizzare colloqui per sedie vuote, e per cui questa norma è, finalmente, un riconoscimento istituzionale di una fatica reale. C'è anche chi si ritrova ora nel ruolo scomodo di controllore: dover decidere, caso per caso, se sanzionare una famiglia in difficoltà o lasciar correre, sapendo che ogni scelta sarà guardata con sospetto. Non tutti hanno chiesto di diventare, oltre che educatori, anche vigilanti.
Il legislatore.
Dietro un articolo di legge c'è quasi sempre un problema che si è ripetuto troppe volte per essere ignorato. Chi l'ha scritta avrà visto numeri, segnalazioni, richieste dal territorio. Avrà provato, probabilmente in buona fede, a dare uno strumento a chi si sentiva senza voce. Ma avrà anche dovuto scegliere: normare un comportamento è più semplice che costruire, pazientemente, le condizioni perché quel comportamento nasca da sé.
E i bambini.
Sono gli unici che nella norma non compaiono mai direttamente, eppure sono il centro di tutto. Cosa significa, per un figlio, sapere che l'assenza di un genitore a un colloquio può trasformarsi in una multa? Cosa racconta, a un bambino, il fatto che la presenza di un adulto nella sua vita scolastica debba essere imposta per legge?
Le domande che mi faccio da educatrice, con lo sguardo montessoriano.
Maria Montessori diceva che l'adulto ha il compito di preparare l'ambiente, non di imporre il comportamento. E allora mi chiedo:
Una scuola può definirsi un "ambiente preparato" per le famiglie, o abbiamo preparato ambienti solo per i bambini, lasciando gli adulti fuori dalla porta?
Se il metodo insegna che la disciplina vera nasce dalla libertà dentro un contesto di responsabilità, e non dal timore della sanzione, cosa succede quando applichiamo alla relazione scuola-famiglia una logica opposta?
Montessori ci ha insegnato a fidarci dei tempi di ciascun bambino. Ci stiamo concedendo la stessa fiducia verso i tempi, spesso complicati, di ciascuna famiglia?
E ancora: se in classe evitiamo il premio e la punizione perché sappiamo che generano obbedienza e non consapevolezza, perché continuiamo a pensare che con gli adulti funzioni diversamente?
Forse la domanda più scomoda è questa:
la scuola ha davvero esaurito ogni altra strada — l'ascolto, la flessibilità degli orari, la mediazione, il lavoro sociale — prima di arrivare alla sanzione?
O la multa è la scorciatoia che scegliamo quando ci manca il tempo, le risorse, o la formazione per costruire relazioni vere?
Non ho risposte. Ho, come sempre, altre domande.
Una call to action per chi insegna:
Se sei un'insegnante, un'educatrice, un dirigente, o semplicemente qualcuno che ogni giorno prova a costruire un ponte con le famiglie:
raccontami la tua esperienza.
Hai mai vissuto un colloquio disertato? Cosa hai pensato in quel momento — rabbia, delusione, comprensione? Hai trovato un modo, anche piccolo, per far tornare in aula un genitore che si era allontanato, senza passare per l'obbligo?
Scrivimi. Rispondi a questa newsletter, lascia un commento, mandami un messaggio vocale se preferisci parlarne a voce. Non cerco la ricetta giusta — non credo che esista una ricetta unica. Cerco le vostre storie, quelle vere, quelle che non finiscono sui giornali.
Perché forse è proprio mettendo insieme tante esperienze diverse, e non una norma calata dall'alto, che possiamo iniziare a capire cosa serva davvero per ricostruire — non imporre — un patto educativo.
Quello che resta, al di là della multa.
Alla fine, forse, l'effetto più importante di questa notizia non sta nell'importo della sanzione. Non sta nemmeno nel fatto che a Bolzano, per ora, non verrà applicata.
Sta nel fatto che per qualche giorno, in tutta Italia, ci siamo fermati a parlarne.
Genitori che si sono chiesti se sarebbero stati tra i "negligenti". Insegnanti che si sono rivisti in ogni sedia vuota di un colloquio andato deserto. Dirigenti che si sono ritrovati, loro malgrado, nel ruolo di giudici.
Per qualche giorno il patto educativo — parola che spesso resta chiusa nei documenti scolastici, letta una volta e mai più ripresa — è tornato al centro del discorso pubblico.
Non so se questa legge cambierà davvero qualcosa nelle aule del Trentino-Alto Adige. So che ha già cambiato qualcosa nelle nostre conversazioni.
Ci ha tolto, per un momento, la possibilità di restare indifferenti.
E forse è proprio questo il punto di partenza più prezioso che possiamo portarci a casa: non una sanzione, ma una domanda che, per qualche giorno, nessuno di noi è riuscito a ignorare. Cosa ne facciamo, ora, di questo tempo che ci siamo presi per pensarci?
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Musica Maestra!
Piccole storie vere su quello che la musica insegna alla vita.
Sono Ilaria Mazzotti, fondatrice di Accademia InArte, musicista, educatrice e progettista culturale. Da quasi trent’anni dirigo scuole di musica e orchestre di bambini e ragazzi. Ogni settimana condivido una piccola storia vera su ciò che la musica mi ha insegnato.
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