La musica come medicina per la mente: ascoltarla dopo i 70 anni riduce il rischio di demenza fino al 40%

La musica non è soltanto arte, emozione o intrattenimento. È una forza che attraversa la vita, accompagna i ricordi, unisce le generazioni e sostiene le persone nei momenti più delicati. Ora, la scienza ci offre una prova sempre più solida di quanto questo linguaggio universale possa essere prezioso anche per la nostra salute mentale, soprattutto con l’avanzare dell’età.

Un recente studio della Monash University (Australia), pubblicato su Neuroscience News, ha mostrato che ascoltare musica regolarmente dopo i 70 anni può ridurre il rischio di demenza fino al 39%, mentre suonare uno strumento riduce il rischio del 35%.

Una scoperta che conferma ciò che in molti — educatori, musicisti, terapisti e famiglie — percepiscono da tempo: la musica mantiene vivo il cervello.

Lo studio

La ricerca ha analizzato 10.893 persone over 70, tutte inizialmente senza segni di demenza. I partecipanti sono stati seguiti nel tempo nell’ambito del celebre programma ASPREE (ASPirin in Reducing Events in the Elderly) e nel progetto parallelo ALSOP, che monitora la salute cognitiva degli anziani.

I risultati sono chiari:

Attività musicale

Riduzione del rischio di demenza

Ascoltare musica regolarmente

39%

Suonare uno strumento

35%

Ascoltare + suonare

33%

Oltre a ridurre il rischio di demenza, chi ascoltava musica frequentemente mostrava anche una migliore memoria e capacità cognitive generali.

Che cosa significa questo?

Significa che la musica non solo parla al cuore, ma “allena” anche il cervello. Mantiene attive le aree cognitive legate alla memoria, all’attenzione, alla coordinazione, al linguaggio e alle emozioni.

E la cosa più bella è che non è mai troppo tardi: anche chi non ha studiato musica da giovane può ottenere benefici semplicemente ascoltandola o iniziando a suonare in età avanzata.

Un linguaggio semplice e accessibile

La forza di questa scoperta sta anche nella sua accessibilità: non servono farmaci, tecnologie complesse o percorsi costosi.

Serve solo una cosa: musica nella vita quotidiana.

Ascoltare un brano amato, cantare in coro, suonare uno strumento, partecipare ad attività musicali di comunità: ogni gesto musicale diventa un investimento nella salute del cervello.

Perché la musica funziona così bene?

La musica attiva simultaneamente diverse aree del cervello:

• Memoria

• Attenzione

• Emozioni

• Coordinazione motoria

• Linguaggio

• Sistema limbico (benessere e regolazione emotiva)

In pratica, è come una palestra cognitiva naturale.

Inoltre, la musica favorisce relazioni e comunità: cantare insieme, suonare in gruppo, partecipare a un laboratorio musicale crea connessione, appartenenza, gioia — tutti elementi che hanno un ruolo protettivo per la salute mentale.

Un invito alla società

Questi dati aprono una riflessione profonda. Se la musica è così potente, come possiamo renderla accessibile a tutti?

• nelle scuole e nei luoghi educativi

• nei centri anziani e nelle RSA

• nei parchi e negli spazi urbani

• nelle case, nelle famiglie, nelle comunità

Ogni città potrebbe diventare una Città della Musica: inclusiva, capace di prendersi cura delle persone attraverso il suono, la creatività, la relazione.

Conclusione

Non possiamo ancora dire che la musica prevenga la demenza in senso causale. Ma possiamo dire una cosa certa:

La musica fa bene, sempre. E può diventare una risorsa straordinaria per accompagnare la vita nella terza età.

Che sia un pianoforte, una radio, una voce che canta insieme ad altre: ogni nota è un passo verso un futuro più sano, umano e creativo.

Per chi ama la musica, questa ricerca è una conferma.

Per chi ancora non la vive pienamente, è un invito.

Non smettiamo mai di ascoltare.

Non smettiamo mai di suonare.

La musica tiene accesa la mente e il cuore.




Se anche tu credi nel potere della musica come strumento di cura, connessione e dignità, condividi questo articolo e aiutaci a portare queste conoscenze nelle scuole, nelle famiglie e nella comunità.

La cultura può trasformare la vita delle persone — facciamolo accadere insieme.



Fonte: in allegato l’articolo con lo studio.


Ilaria Mazzotti

Imprenditrice culturale, musicista, educatrice e direttrice di Accademia InArte – Projects of Cultural Integration APS

Forlì – Bellaria Igea Marina




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