Ci sono momenti, nella vita di una scuola di musica, in cui ti fermi a guardare ciò che accade sul palco e dentro di te. Le prime due serate dei nostri saggi interni mi hanno regalato quella sospensione del tempo in cui capisci che ogni nota suonata da un allievo, ogni esitazione, ogni piccolo atto di coraggio, parla anche di te.
Guardavo i nostri ragazzi e a un tratto mi è arrivata addosso una frase limpida, forse ruvida, ma vera: “io sono la risposta ai miei fallimenti”.
Non nel senso eroico o motivazionale che si usa spesso: non “ce l’ho fatta nonostante tutto”.
Piuttosto: io sono il modo in cui mi rialzo, il modo in cui scelgo di reagire, il modo in cui trasformo gli inciampi in strade nuove.
Questa consapevolezza è nata molto prima di diventare adulta, insegnante, direttrice, imprenditrice, mamma.
È nata quando ero una ragazza, con un violino in mano e un groviglio di insicurezze che allora non sapevo ancora nominare.
Un fallimento che brucia ancora
Ero al liceo scientifico, in pieno turbine da maturità. Studiavo tantissimo per la scuola e meno violino del solito, anche se me la cavavo. Un gruppo di amici molto bravi, molto preparati, mi chiese di suonare con loro un divertimento di Mozart come secondo violino.
La parte del secondo violino era complicata: ritmica, serrata, piena di articolazioni. Una parte che chiede tempo, respiro, lucidità. E io non avevo nessuna di queste cose.
Per paura di non farcela, cominciai a tagliare: eliminai gli abbellimenti, semplificai i passaggi, riscrissi alcuni punti dell’accompagnamento in versione asciutta. Da pazzi osare modificare Mozart!
Fu un tentativo disperato di uscirne comunque.
Il concerto non andò bene. Cioè, le persone che non conoscevano il divertimento di Mozart non se ne accorsero neppure.
Ma io stetti malissimo: provai una vergogna feroce.
Per me la vergogna è la sensazione del fallimento… un fuoco interno che brucia, fa male, paralizza, diventa rabbia verso me stessa.
Iniziai a ripetermi:
“Perché l’hai accettato?”
“Per fare un favore agli altri hai messo in difficoltà tutti.”
“Non succederà mai più.”
E infatti mi ripromisi che non avrei più accettato qualcosa solo per compiacere gli altri e soprattutto che sarei salita sul palco solo se mi fossi sentita pronta, pronta, pronta.
Col tempo ho scoperto che quella sensazione di “prontezza al 100%” non arriva mai. Perché il fattore emotivo nella musica è davvero determinante e perché la sicurezza deriva anche dalla fiducia in sé se e dall’esperienza.
Neanche oggi, dopo una vita di musica, eventi, direzioni artistiche mi sento mai sicura al 100%. Ma ho capito che non è quello ciò che conta in una performance.
Eppure proprio quell’esperienza, così dolorosa e ancora viva nella mia memoria emotiva, è una delle lezioni più importanti che io abbia mai ricevuto.
Perché ai nostri ragazzi serve anche il fallimento
Molto spesso cerchiamo di evitare i fallimenti - i nostri e soprattutto quelli dei nostri figli.
Penso ai primi concerti, come quelli di queste sere: l’istinto è proteggerli, evitare l’imbarazzo, evitare che si sentano troppo esposti.
Ma in un ambiente come quello dell’Accademia InArte - accogliente, protetto, costruito a misura di bambino e ragazzo - fallire è fondamentale.
Perché è proprio lì, nel piccolo inciampo, nella nota sbagliata, nell’attacco incerto che:
• imparano a gestire il disagio,
• sviluppano forza, lucidità e consapevolezza,
• scoprono di poter affrontare un’emozione negativa senza esserne travolti,
• cominciano a costruire una vera identità musicale e personale.
Il fallimento, quando è accompagnato, è un allenamento potentissimo.
È una prova generale della vita. Una palestra emotiva. Una radice profonda dei successi futuri.
Il nostro compito: proteggerli senza impedirgli di crescere
Dunque sì: proteggiamoli, stiamo loro vicino, aiutiamoli a prepararsi.
Ma qualora non fossero pronti, non copriamo tutto per paura che si facciano male.
Accompagniamoli. Sosteniamoli. Rendiamoli capaci di guardare un errore negli occhi.
Perché dopo il fallimento, se accolto e compreso, arriva sempre qualcosa di più grande.
A volte una vittoria, a volte un passo avanti, a volte una nuova consapevolezza.
Io lo so: io sono la risposta a tutti i miei fallimenti.
E vorrei che ogni ragazzo che entra nella nostra scuola, ogni genitore, ogni insegnante, un giorno potesse pensare la stessa cosa.
Se questa riflessione ti ha parlato, condividila con qualcuno che oggi ha paura di sbagliare.
Forse quel gesto sarà la nota giusta al momento giusto.
Ilaria Mazzotti
Imprenditrice culturale, musicista, educatrice e direttrice di Accademia InArte – Projects of Cultural Integration APS
Forlì – Bellaria Igea Marina