Ieri sera, alla Fabbrica delle Candele di Forlì, non si è tenuto soltanto un concerto.
Si è aperto un viaggio.
Un viaggio fatto di musica, parole, sguardi giovani e storie lontane che, per una sera, si sono sentite profondamente vicine. Un viaggio che parte dalla nostra Romagna, attraversa il Mediterraneo, incontra il Libano e si spinge fino all’Australia. È questo il cuore di ONE WORLD – Concerts for Peace, il progetto internazionale che nei prossimi giorni porterà l’Orchestra Giovanile di Accademia InArte a Melbourne e Sydney, insieme al coro degli orfani libanesi dell’Associazione Martire Tenente Colonnello Sobhi Akoury.
Un concerto che racconta una partenza
“Aspettando l’Australia” è stato pensato come un racconto in musica.
Ogni brano ha rappresentato una tappa: la partenza, la nostalgia, la speranza, la memoria, il volo, il ritorno simbolico a casa.
Ad aprire la serata, un medley operistico che ha dato il primo respiro al viaggio, seguito da “Che sarà”, canto universale di ogni migrante, di chi parte lasciando qualcosa alle spalle e portando con sé domande, paure e sogni. Poi “Beautiful That Way”, dedicata alla speranza fragile ma tenace che accompagna chi sceglie di credere nel futuro, anche quando il cammino è incerto.
Giovani che scelgono l’incontro
Protagonisti assoluti della serata sono stati i giovani musicisti dell’Orchestra Giovanile di Accademia InArte: ragazze e ragazzi che hanno scelto la musica come linguaggio di apertura, responsabilità e dialogo. La loro presenza sul palco ha raccontato, senza bisogno di retorica, quanto i giovani sappiano essere profondi, generosi e capaci di visione, se messi nelle condizioni di esprimersi davvero.
L’intervento dell’Assessora alle Politiche Giovanili del Comune di Forlì, Paola Casara, ha dato voce con grande intensità a questo sentire comune. Ha elogiato il progetto ONE WORLD – Concerts for Peace come esempio autentico di fiducia nei giovani e ha lanciato un appello forte e chiaro:
credere in loro, dare carta bianca, non volerli indirizzare né limitare, perché i giovani hanno molto da insegnarci, se sappiamo ascoltarli e accompagnarli senza paura.
Un messaggio accolto con grande partecipazione e commozione dal pubblico.
Il Libano nel cuore della musica
E il coraggio di Lea Akoury
Uno dei momenti più intensi della serata è arrivato con “Albint Alshalabiat”, melodia antica e profondamente identitaria, che ha portato il pubblico dentro il cuore del Libano: una terra bellissima e ferita, ma ricca di memoria, dignità e forza.
Al centro di questo racconto c’è Lea Akoury, una donna straordinaria, capace di trasformare il dolore in visione. Con sensibilità, determinazione e amore, Lea ha dato vita al Coro degli Orfani Libanesi, offrendo a ragazzi che hanno conosciuto la perdita troppo presto uno spazio per cantare, respirare, tornare a credere.
Il progetto ONE WORLD nasce anche grazie alla sua fiducia: è stata lei a desiderare che proprio i giovani dell’Orchestra Giovanile di Accademia InArte accompagnassero questi ragazzi in Australia, in un abbraccio che supera confini, lingue e ferite. Il suo lavoro silenzioso e tenace è il cuore pulsante di questo ponte di pace.
Tessere, ricucire, rinascere
Accanto al canto degli orfani, un altro gesto potente attraversa questo progetto: quello delle vedove di guerra, sostenute dall’Associazione Sobhi Akoury.
Dopo la frattura violenta della guerra, dopo la perdita, dopo il vuoto, queste donne hanno scelto di tessere.
Tessere fili, uno dopo l’altro.
Tessere borse all’uncinetto come si tesse una nuova possibilità.
Ogni punto è un atto di resistenza.
Ogni borsa è una ricucitura simbolica della vita, una ferita che non viene negata, ma attraversata con pazienza, dignità e forza. Le mani lavorano mentre il cuore lentamente ritrova un ritmo. Il filo diventa tempo, il tempo diventa futuro.
Acquistare una di queste borse significa entrare in questo gesto antico e potentissimo: sostenere una rinascita concreta, diventare parte di una storia che non si arrende alla distruzione, ma sceglie la cura.
Un progetto che nasce da lontano e guarda lontano
A raccontare il lungo percorso che ha portato alla nascita di ONE WORLD – Concerts for Peace è stata la dottoressa Livia Gazzoni, dell’Ufficio Politiche Internazionali del Comune di Forlì. Fin dalle origini ha seguito e accompagnato questo straordinario progetto di solidarietà, sottolineandone il valore culturale, educativo e umano: un esempio concreto di cooperazione internazionale che nasce dal territorio e parla al mondo.
La forza della Romagna e il coraggio di partire
Con il brano “Il Treno di Forlì”, dedicato a Ercole Baldini, la serata ha intrecciato musica, memoria e identità. La storia di fatica, determinazione e resilienza del grande campione forlivese è diventata metafora del viaggio che attende questi giovani: una strada lunga, impegnativa, ma carica di senso e di orizzonti aperti.
Volare lontano, restando a casa
Il finale ha unito tutti in un’emozione collettiva: “Nel blu dipinto di blu”, simbolo del volo verso l’Australia, seguito da “Romagna mia”, canto della casa che resta nel cuore anche quando si va lontano.
Un saluto che non è un addio, ma una promessa di ritorno.
Un mondo solo
Ieri sera, alla Fabbrica delle Candele, abbiamo avuto una conferma profonda:
la musica può essere davvero un ponte.
Un ponte tra giovani, tra Paesi, tra ferite e rinascite.
Tra pochi giorni si partirà per l’Australia.
Ma questo viaggio, grazie a chi c’era ieri sera, è già cominciato.
One World. Un solo mondo. Una sola musica.