“Guarda le stelle e non i tuoi piedi. Cerca di dare un senso a ciò che vedi e chiediti cosa rende possibile l’universo.”
Stephen Hawking
Ci sono frasi che ti attraversano, che diventano un appiglio nei giorni complicati.
Questa, per me, è una di quelle.
Perché sì: io ho paura.
Ne ho avuta tanta nella mia vita, e continuo ad averne.
Non quella paura rumorosa e evidente, ma quella più subdola: il timore di essere indietro su tutto, di non fare abbastanza, di non riuscire a sostenere tutto ciò che amo.
È una paura che immobilizza.
Una sensazione fredda, improvvisa, che si insinua tra le costole e prova a frenare il passo.
Ma negli anni ho imparato a darle un nome.
E soprattutto ho imparato a riconoscere quando quella “paura” non è paura affatto.
A volte non è paura. È solo qualcosa di nuovo.
Ci sono momenti in cui il corpo reagisce con allerta, come se ci fosse un pericolo.
Ma il pericolo non c’è.
C’è solo una strada che non hai mai percorso.
Una possibilità che non sai ancora dove porta.
Un passo che non hai mai fatto.
Il nuovo — semplicemente il nuovo — spesso viene interpretato come paura.
È il nostro sistema nervoso che suona un campanello d’allarme:
“Attenta, qui non siamo mai stati.”
Non è paura, quindi.
È il confine del conosciuto.
E proprio lì, nel nuovo che ancora non comprendi, cresce tutto ciò che un giorno chiamerai evoluzione.
La mente mente (e lo fa bene)
Quando sento che l’ansia sale, quando mi sembra di essere indietro su tutto, quando la voce interna comincia a raccontare storie apocalittiche, allora mi fermo e dico a me stessa, forte:
STOP.
Stop alla mente che mente.
Perché mente. Quanto mente.
Se le lasci troppo spazio, comincia a giocare con te, a portarti dove non vuoi andare, a costruire castelli di sabbia che sembrano montagne invalicabili.
La mente è potentissima.
Ma non sempre è dalla nostra parte.
È per questo che non le affido mai tutto lo spazio.
Lo spazio lo do alla vita, non alla paura
Quello spazio dentro di me — quello vero — lo affido ad altro.
Lo affido allo yoga, che mi ricentra.
Lo affido alla meditazione, che rimette ordine dove prima c’era confusione.
Lo affido all’immersione totale in ciò che mi appassiona: i progetti creativi, la musica, l’energia delle idee che prendono forma.
Lo affido alle relazioni profonde e autentiche, quelle che non ti chiedono di essere invincibile.
Lo affido al fare, perché l’azione è la miglior medicina contro il gelo della paura.
Quando torno in queste dimensioni — il corpo, la creatività, le relazioni, il fare — tutto si scioglie.
Il respiro si allunga.
La mente si calma.
Io ritorno.
“Ma come fai a fare così tante cose?”
Me lo chiedono spesso.
E la risposta non è che ho meno paura degli altri.
Anzi.
La verità è che ogni giorno scelgo di scongelare quella paura.
Di respirarla.
Di trasformarla.
Di darle un senso diverso.
Non vado avanti nonostante la paura.
Vado avanti insieme alla paura.
Dopo averle tolto il potere.
E poi faccio il passo successivo.
Sempre.
La crescita vera
La crescita non nasce dall’assenza di paura.
Nasce dalla capacità di stare sul bordo del nuovo senza scappare.
Dal coraggio di attraversare ciò che non conosci ancora.
Dalla decisione ostinata di andare avanti anche quando il sentiero non è illuminato.
Perché è lì, nella terra di mezzo fra il conosciuto e l’ignoto, che diventiamo ciò che siamo destinati a essere.
Ed è lì che, ogni giorno, scelgo di camminare.
Ilaria Mazzotti
Imprenditrice culturale, musicista, educatrice e direttrice di Accademia InArte – Projects of Cultural Integration APS
Forlì – Bellaria Igea Marina